Gli Inuit sono uno dei popoli autoctoni
che vivono nelle regioni costiere artiche e subartiche
dell’America settentrionale, nella Groenlandia
e nella punta nord-orientale della Siberia
Qui si seguito vi racconterò leggende e tradizioni di questo affascinante popolo.
Se foste incuriositi vi consiglio il libro:
“Al canto delle balene. Storie di esploratori e sciamani inuit”
di Massimo Maggiari
E le fantastiche fotografie di Alessandro Ghezzer
La vita spirituale del popolo Inuit è molto sentita
e popolata da innumerevoli spiriti
che possono diventare pericolosi
se non trattati con il dovuto riguardo.
Se sarà loro mostrata devozione durante e dopo la caccia,
gli spiriti degli animali cacciati
si faranno nuovamente uccidere quando rinasceranno
e gli Inuit si garantiranno così
il sostentamento di cui hanno bisogno.
INUIT MASK
La figura centrale della società Inuit è quella dello sciamano che,
attraverso canti e antichi strumenti rituali
come maschere, tamburi ed altri oggetti cerimoniali,
intraprende un viaggio nell’aldilà
intercedendo col mondo spirituale
per assicurare l’armonia
tra gli uomini, gli dei e gli animali.
Dopo queste cerimonie al ritmo dei tamburi,
le maschere vengono bruciate
perché ritenute cariche di poteri sovrannaturali,
difficilmente gestibili anche dallo sciamano
ANGAKKUQ
Sciamano, guaritore,
cantastorie e portatore del Qilaut (tamburo a vento)
difficilmente gestibili anche dallo sciamano
La saggezza e gli insegnamenti della cultura del popolo inuit
sono stati tramandati per millenni da una generazione all’altra
tramite l’arte del cantastorie.
Con il suo racconto abile, divertente e dettagliato
lo sciamano mantiene viva l’eredità spirituale e culturale
che altrimenti andrebbe persa e dimenticata.
INUIT WOMAN
Per migliaia di anni hanno indossato con orgoglio
questi tatuaggi tradizionali.
che simboleggiano i momenti più importanti della loro vita.
Alcuni tratti sono rappresentativi della loro tribù
del loro status sociale
o per rituali di protezione.
Le linee sul mento ad esempio simboleggiano
il raggiungimento della pubertà.
Si utilizzavano degli aghi realizzati con
avorio o schegge di osso.
Con essi facevano passare sotto la pelle
un filo intinto nella fuliggine.
Ancora oggi mantengono viva questa usanza
per rafforzare il legame con i loro antenati
e con la comunità dalla quale provengono.
SEDNA
Sedna è la dea del mare per il popolo inuit.
La sua leggenda, parecchio cruda ma molto significativa.
E’ simbolo di resilienza femminile,
racchiude in sé le figure arcaiche
di forza, indipendenza e sacrificio.
Nel divenire Dea,
ha maturato rancore nei confronti dell’umanità.
e quando vuole manifestare la sua ira
lo fa con tuoni e fulmini oltre che
richiamare a sé tutti i suoi sudditi animali.
Accorgendosi di non potere più cacciare e sfamarsi,
i cacciatori chiameranno l’ Angakkuq,
poiché solo gli sciamani con più esperienza
sono in grado di raggiungere la dimora di Sedna
per supplicarne il ritorno e tornare dagli abissi sani e salvi.
Solo quando Sedna è calma
farà presente alla dea i problemi vissuti nella sua comunità
chiedendo di liberare i suoi sudditi animali
per permettere al popolo Inuit di cacciare
per nutrire e sostenere le loro famiglie.
LA LEGGENDA DI SEDNA
Molto tempo fa vivevano su una spiaggia deserta un padre e una figlia di nome Sedna. L’uomo era vedovo e quella sua vita tranquilla con la piccola gli bastava. Gli anni passarono e Sedna diventò una giovane donna, bella e molto orgogliosa, al punto da non accettare le galanterie dei tanti ammiratori. Con il tempo la sua bellezza fiorì sempre più. Fino a quando, un giorno, un grande uccello nero si fermò a corteggiare quel suo bel volto usando il canto. Era una procellaria artica che veniva da una terra lontana. Le cantò delle sue terre che non conoscevano la fame e dove notte e giorno godevano di calore e luce. Le sue parole ammaliarono il suo cuore e insieme si lanciarono per il vasto oceano iniziando il lungo viaggio.
Arrivati a destinazione Sedna si rese subito conto di essere stata ingannata, il cibo era misero e il fragile rifugio aperto a venti e tempeste. Capì di essere stata poco saggia e iniziò ad intonare un canto: ” Ahia Ahia o padre, se sapessi quanto sono infelice prenderesti la tua barca per venire a prendermi e riportarmi a casa. Qui sono straniera e mi guardano con cattivo auspicio mentre il mio letto è sempre freddo e la pancia languisce semivuota. Ahia Ahia Ahia”
A un anno dalla partenza di Sedna, con la stagione dei venti caldi, il padre si imbarcò per andarle in visita. Alla vista del padre pianse di gioia, capì quindi che la figlia era stata maltrattata e senza indugio uccise lo sposo e intraprese con la figlia il viaggio di ritorno a casa.
L’imbarcazione venne inseguita dai compagni dello sposo che gridavano a loro volta vendetta. Evocarono una tempesta e il mare risposte con enormi onde e sferzate di vento; vedendosi vicino alla morte, il padre decise di restituire Sedna allo sciame di uccelli incolleriti. La gettò in mare ma lei si aggrappò ai bordi della barca implorando il salvataggio.
Il padre senza esitazione prese il coltello e le tagliò un primo dito che, appena caduto in mare, si trasformò in una balena, le tagliò anche le altre dita da cui si generarono nuove creature quali foche, trichechi e molti altri animali marini. Poi Sedna si inabissò trasformandosi in un essere con la testa e il tronco del corpo di donna e la parte inferiore a coda di pesce.


